Dante, scienza e tecnologia

Sep 6, 2021, 11:50 AM
20m

Speaker

Prof. Claudio, Santori

Description

Siamo abituati per l’impostazione fornita dalla scuola a considerare Dante soltanto un poeta, anzi, il sommo poeta. Vero, ma non sufficiente: Dante è anche lo scienziato in possesso di tutte le cognizioni di geometria e matematica all’epoca disponibili, indispensabili per indagare il cielo e penetrarne i segreti.
La Commedia termina con la più celebre delle similitudini dantesche: Qual è il geometra che tutto s’affige / per misurar lo cerchio e non ritrova, / pensando, il principio ond’elli indige, / tal era io … È il problema della cosiddetta quadratura del cerchio: Dante aveva ragione di credere che l’esatto rapporto di π, corrispondente a 22/7 (3,14285714285), fosse stato individuato da Brisone, da lui chiamato Brisso e citato nel Paradiso insieme con Parmenide e Melisso: E di ciò sono al mondo aperte prove / Parmenide, Melisso e Brisso e molti / li quali andavano e non sapean dove: non può essere per altro motivo che Dante non esita a mettere Brisone, illustre sconosciuto per i più, accanto a Parmenide e Melisso, filosofi a tutti ben noti!
Dante conosceva il cielo attraverso la dottrina di Tolomeo, che ha profondamente assimilato: non certo a caso conclude tutte e tre le cantiche, e quindi la Commedia stessa, con la parola stelle e i riferimenti astronomici che vi inserisce ad ogni piè sospinto sono addirittura un centinaio e crescono di numero e di qualità dall’Inferno, dove sono relativamente pochi e legati principalmente all’esigenza di precisare il giorno e l’ora, al Purgatorio (dove sono molti di più), al Paradiso (dove se ne registra il massimo numero, e principalmente legati ad una precisa visione dottrinale e teologica). La crescita nel numero e nella qualità dei riferimenti astronomici va di pari passo con i riferimenti musicali: nell’Inferno non c’è musica, solo urla bestiali, bestemmie e rumori (Quivi sospiri, pianti e alti guai/ risonavan per l'aere sanza stelle); nel Purgatorio c’è musica principalmente monodica; nel Paradiso c’è un tripudio di musica polifonica: l’astronomia e la musica procedono in Dante di pari passo.
Dante ha chiaro il concetto di antipodi, di sfera terrestre e di sfera celeste, nonché il concetto di longitudine e di latitudine; è al corrente anche della precessione degli equinozi: giunge a Dio contemperando le certezze del tomismo col dettato agostiniano, in quella linea che gli veniva da lontano, dalla speculazione pitagorica e platonica assimilata attraverso Boezio e, appunto, Sant’Agostino e San Bonaventura.

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Prof. Claudio, Santori

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