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A due secoli dalla nascita di Giovanni Battista Donati, pioniere della spettroscopia cometaria, le comete continuano a rappresentare strumenti fondamentali per ricostruire l’origine e l’evoluzione del Sistema solare. La loro composizione osservabile viene però modificata profondamente dai ripetuti passaggi al perielio, rendendo complessa la distinzione tra proprietà primordiali ed effetti evolutivi. Lo studio di oggetti che abbiano subito un processamento termico minimo è quindi essenziale per accedere a materiali maggiormente rappresentativi delle condizioni iniziali del Sistema solare.
La missione ESA Comet Interceptor è stata concepita per effettuare il flyby di una cometa dinamicamente nuova proveniente dalla nube di Oort, idealmente durante il suo primo ingresso nel Sistema solare interno, o, qualora se ne presentasse l’opportunità, di un oggetto interstellare. Grazie a un’innovativa architettura multi-veicolo, la missione acquisirà osservazioni simultanee da differenti punti di vista, consentendo una caratterizzazione tridimensionale del nucleo, dei processi di attività, della distribuzione di gas e polveri e dell’interazione della chioma con il vento solare.
In questo contesto, il Vera C. Rubin Observatory potrà svolgere un ruolo cruciale nell’identificazione tempestiva di possibili target e nella loro caratterizzazione fotometrica e morfologica durante l’avvicinamento al Sole. L’intervento illustrerà il razionale scientifico e le principali capacità osservative di Comet Interceptor, evidenziando la complementarità tra survey ottiche di nuova generazione e misure multipunto in situ nel porre nuovi vincoli sulle condizioni fisiche e chimiche del disco protoplanetario.