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Sono passati circa 60 anni da quando la navigazione satellitare e le osservazioni spaziali hanno rivoluzionato la nostra capacità di studiare la Terra e misurare, con sempre crescente precisione, il complesso insieme dei processi geodinamici.
La tecnica Very Long Baseline Interferometry (VLBI) o Interferometria a lunghissima base ad elementi disconnessi, si sviluppa a partire dalla metà degli anni '60 come strumento per la radioastronomia, rivelando fin dai suoi esordi un enorme potenziale anche nelle applicazioni in geodesia ed astrometria. L'uso sistematico della tecnica VLBI in questi ambiti è iniziato all'inizio degli anni '80, innescando un'evoluzione tecnologica che ha portato benefici reciproci a tutti i settori coinvolti.
Il nostro Paese, che ha avviato il suo programma radioastronomico grazie al CNR, ha incominciato a partecipare agli esperimenti geodetici a partire dalla fine degli anni ’80 coi radiotelescopi di Medicina e Noto – ora gestiti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica - e, a partire dal 1990, col radiotelescopio di Matera, gestito dall’Agenzia Spaziale Italiana.
La possibilità di misurare distanze di migliaia di chilometri con la precisione del centimetro ha rivoluzionato la nostra capacità di calcolare le posizioni sulla superficie terrestre e definire i sistemi di riferimento globali. Oggi il VLBI, insieme alle tecniche (satellitari) GNSS, SLR e DORIS, è una delle quattro tecniche fondamentali di geodesia spaziale. Tramite il VLBI si calcolano i parametri legati al moto ed alla dimensione della Terra, tra i quali la scala del Sistema di Riferimento Internazionale Terrestre (ITRF) ed i valori della Precessione e della Nutazione dell’asse terrestre, oltre che alla velocità di rotazione della Terra attorno al proprio asse. Inoltre, il VLBI è essenziale per definire il Sistema di Riferimento Celeste (ICRF).
Malgrado sia una tecnica considerata matura - ma sempre in continua evoluzione – per gli straordinari risultati sino ad ora raggiunti, tale qualità non si accompagna ad una effettiva resilienza delle infrastrutture. L’assenza di un coordinamento istituzionale, sia a livello nazionale che internazionale, secondo fonti delle Nazioni Unite (State of Geodesy 2026: a maturity assessment) mette a rischio il funzionamento di una infrastruttura che nei fatti è fondamentale per settori chiave dell'economia globale, con un impatto potenzialmente disastroso sui mercati dei servizi basati su GNSS (valutato in 573 miliardi di dollari), le comunicazioni satellitari (297 miliardi) e l'osservazione della Terra (6,4 miliardi).