Osservatorio Paranal: epistemologia, potere e cosmovisione nella nomenclatura celeste

31 Oct 2026, 10:10
20m
Dipartimento di Architettura (Università ROMA TRE)

Dipartimento di Architettura

Università ROMA TRE

largo Giovanni Battista Marzi, 10 - piazza dei Cavalieri 7, Roma

Description

Questo lavoro analizza le pratiche di denominazione nelle infrastrutture dell'astronomia osservativa contemporanea, prendendo come caso di studio il complesso del Cerro Paranal (Cile), gestito dall'Osservatorio Europeo Australe (ESO). A partire dai concetti di co-produzione tecnocientifica di Tomás Buch e di "epistemologie situate" della filosofa Donna Haraway, si esamina come l'assegnazione dei nomi agli strumenti e ai corpi celesti non costituisca un atto amministrativo neutrale, bensì un esercizio di sovranità epistemica e di potere geopolitico che media la nostra relazione ontologica con il cosmo. Metodologicamente, lo studio confronta in modo intertestuale due progetti dalle scale divergenti che operano sullo stesso osservatorio: il Very Large Telescope (VLT 1-2-3-4) e la rete di ricerca esoplanetaria delle 4 cupole di SPECULOOS. Da un lato, sebbene la decisione dell'ESO nel 1999 di rinominare le quattro unità del VLT con vocaboli in lingua mapudungun (Antu, Kueyen, Melipal, Yepun) abbia rappresentato uno sforzo di riparazione simbolica nei confronti del paese ospitante, l'analisi critica rivela una duplice assonanza: territoriale, nel sovrapporre la matrice culturale mapuche (del Cile centro-meridionale) a un deserto storicamente abitato dalle comunità quechua, aymara, atacameña (lickanantay) e diaguita; ed epistemica, nel forzare la fluidità fenomenologica dell'astronomia nativa (dove un astro cambia nome a seconda della sua posizione oraria, come Wüñellfe e Yepun per Venere) all'interno della rigidità classificatoria e statica della tassonomia occidentale moderna. Dall'altro lato, la rete SPECULOOS opera sotto la persistenza del canone eurocentrico classico, battezzando le sue unità robotiche con i nomi delle lune galileiane, le ‘Sidera Medicea’: Io, Europa, Ganimede, Callisto. Ciò genera, peraltro, in un caso, un singolare paradosso geografico e fenomenologico: il mito classico condannava Callisto (l'Orsa Maggiore) a una traiettoria circumpolare che le impediva di toccare il mare, ma la sfericità terrestre e la latitudine del deserto di Atacama permettono di osservare come la costellazione effettivamente tramonti e infranga il castigo mitico, muovendosi anche al di sotto dell'orizzonte marino australe. Infine, si conclude che il Cerro Paranal opera come un palinsesto culturale e come un laboratorio epistemologico cruciale della Terra. Il successo delle sue "prime luci" e le sue rivoluzioni paradigmatiche (come l'evidenza di Sagittarius A* o dell'energia oscura) dimostrano che il cielo continua a essere la tela in cui le società umane intersecano l'ingegneria estrema, i miti ancestrali e le dispute territoriali, riconfigurando la memoria scientifica globale e mostrando come la denominazione e l'esplorazione del cielo sia, in definitiva, una maniera in cui l'essere umano riedita la propria storia terrena.

Authors

Cecilia Wolff Nicoletta Lanciano

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