XXIV Convegno Nazionale SIAAC: Radici scientifiche e nuove traiettorie. 25 anni di Archeoastronomia e Astronomia Culturale

Europe/Rome
Dipartimento di Architettura (Università ROMA TRE)

Dipartimento di Architettura

Università ROMA TRE

largo Giovanni Battista Marzi, 10 - piazza dei Cavalieri 7, Roma
Description

SIAAC | Roma 2026
Giornata di Studi e Convegno Nazionale

29 ottobre 2026
Accademia Nazionale dei Lincei

Giornata di Studi
Il cielo come patrimonio:
ricerca, tutela, comunicazione

 

30-31 ottobre 2026
Università degli Studi Roma Tre

XXIV Convegno Nazionale SIAAC
Radici scientifiche e nuove traiettorie. 25 anni di Archeoastronomia e Astronomia Culturale

Il XXIV Convegno Nazionale celebra il venticinquennale della SIAAC partendo da luoghi della sua fondazione. Il percorso si aprirà il 29 ottobre presso l’Accademia Nazionale dei Lincei con la giornata di studi Il cielo come patrimonio: ricerca, tutela, comunicazione. 
Le giornate del 30 e 31 ottobre saranno ospitate dal Dipartimento di Architettura Roma Tre (largo Giovanni Battista Marzi, 10 - piazza dei Cavalieri 7, Roma) saranno dedicate alle sessioni di studio aperte ai contributi. Nel solco della propria tradizione, la SIAAC intende individuare nuove traiettorie di
ricerca, ampliando l’orizzonte metodologico di una disciplina fondata sull’integrazione tra Astronomia, Archeologia e Architettura, in dialogo con la Storia della Scienza, l’Antropologia e l’Etnoastronomia.
In questa prospettiva, sono incoraggiati contributi, sia nei settori consolidati sia in ambiti di sviluppo metodologico, secondo i seguenti assi di ricerca: 

  1. Archeologia, geologia e morfologia del paesaggio
    La sezione accoglie contributi che analizzino il rapporto tra orientamento astronomico e contesto materiale dei siti, integrando dati archeologici e analisi geomorfologiche, dei processi sedimentari e delle evidenze tettoniche. Particolare rilievo sarà dato alle analisi dell'orizzonte fisico ricostruito attraverso modelli digitali del terreno (DTM) e allo studio dell'assetto geologico dei manufatti in relazione ai loro allineamenti originari.
  2. Tecnologie per il rilievo, l’analisi e la modellazione digitale
    Particolare attenzione è rivolta a studi basati su tecniche non invasive e strumenti digitali avanzati, quali:
    - laser scanner 3D, per il rilievo ad alta precisione e la documentazione metrica dei contesti;
    - LiDAR e fotogrammetria, per la documentazione e la ricostruzione di contesti complessi;
    - modellazione 3D e disegno digitale, applicati al rilievo archeologico e architettonico e
    all’analisi dei dati spaziali;
    - software di simulazione astronomica, per l’analisi di orientamenti, illuminazioni e fenomeni celesti in relazione ai contesti indagati.
  3. Metodi di analisi e casi studio
    La sezione accoglie contributi di archeoastronomia e astronomia culturale che si distinguano per la precisione della documentazione e il rigore nella presentazione dei risultati. Si sollecita un confronto tra le diverse pratiche di ricerca al fine di definire criteri comuni e rafforzare la solidità scientifica dei dati raccolti sul campo.
  4. Sostenibilità, tutela e inclusione
    In coerenza con la natura di Ente del Terzo Settore, il convegno accoglie contributi che affrontino i temi della sostenibilità, della conservazione del patrimonio e dell’accessibilità, anche in relazione
    all’uso delle tecnologie digitali.
  5. Didattica, comunicazione e diffusione della ricerca
    Sono incoraggiati contributi che esplorino le modalità di comunicazione e trasmissione dei contenuti archeoastronomici, con particolare riferimento a: esperienze didattiche rivolte alle giovani generazioni e percorsi educativi efficaci, produzione audiovisiva per la divulgazione scientifica; ambienti digitali interattivi, realtà virtuale e pratiche di gamification.

 

Modalità di partecipazione
Gli abstract (300–500 parole) dovranno essere inviati entro il 10 Luglio  2026 tramite questa piattaforma, utilizzando il template disponibile e seguendo le norme editoriali indicate. La notifica di accettazione sarà comunicata entro il 15 luglio 2026.
I contributi completi per la pubblicazione dovranno essere trasmessi entro il 30 settembre 2026 secondo le medesime modalità. I testi e le presentazioni potranno essere in lingua italiana o inglese.
Sessione POSTER
La sottomissione dell'abstract segue la procedura sopra indicata. I poster dovranno essere prodotti nel formato A1 verticale e saranno affissi a cura dell'autore negli spazi dedicati del Dipartimento
Pubblicazione dei contributi
I contributi presentati saranno sottoposti a procedura di revisione tra pari per la pubblicazione:
-Atti del Convegno (Volume su Collana della casa editrice Padova University Press con codice ISBN): accoglieranno i contributi di carattere strettamente scientifico, tecnico e metodologico che supereranno la revisione tra pari.
- Magazine della SIAAC: ospiterà contributi di sintesi, documentazione e approfondimento, inclusi casi studio e percorsi di ricerca, anche caratterizzati da approcci sperimentali o da modalità espositive differenti.

Gli autori potranno indicare la sede di pubblicazione preferita in fase di invio dell'abstract; il Comitato Scientifico confermerà la destinazione editoriale in base al taglio del contributo e agli esiti della revisione.


Quote di partecipazione
Le quote di partecipazione sono fissate al fine di garantire la sostenibilità economica dell’evento e delle attività editoriali della Società:
- Quota Soci SIAAC: € 40
- Quota Non Soci: € 80
- Quota Studenti € 25 e Dottorandi (fino a 35 anni) € 50
Nota: La quota 'Non Soci' include la possibilità di richiedere contestualmente l'iscrizione alla
Società per l'anno in corso, previa approvazione del Consiglio Direttivo.
La quota comprende:
- Partecipazione scientifica: accesso a tutte le sessioni del convegno (30–31 ottobre 2026).
- Pubblicazione: gestione del processo di peer-review e pubblicazione del contributo (previa
accettazione) nel volume degli Atti (ISBN) o nel Magazine della Società.
- Servizi: materiale del convegno, coffee break e colazioni di lavoro come da programma.


Iscrizione e pagamento
Il modulo di registrazione e i dettagli per il bonifico bancario saranno resi disponibili sul sito.
- entro il 1° settembre 2026: Scadenza per il pagamento della quota da parte dei relatori (sia presentazioni orali che poster). Il pagamento entro questo termine è condizione necessaria per la conferma definitiva del contributo all'interno del programma scientifico e per l'accesso alle fasi di pubblicazione;
- entro il 30 settembre 2026: Invio del contributo completo (full paper) tramite la piattaforma, al fine di garantire la tempestività del processo di revisione e la stampa degli Atti/Magazine;
- entro il 15 ottobre 2026: Chiusura delle iscrizioni per i soli uditori (fino a esaurimento posti).

Registration
Registration Form - XXIV Convegno Nazionale SIAAC
Participants
  • Thursday 29 October
    • 1
      Conference registration opens
    • 2
      Opening of the conference and welcome address by the authorities
    • 3
      Luce e Stelle nei Santuari dell’Antico Peloponneso: il Caso Studio di Lycosoura

      Sebbene nella civiltà greco-romana siano ampiamente documentati i fenomeni celesti, la connessione profonda tra l’osservazione del cielo e le pratiche culturali, architettoniche e religiose rimane ad oggi un campo di indagine non del tutto esplorato negli studi classici. Spesso, infatti, la ricerca si è concentrata esclusivamente su testi esplicitamente astronomici, tralasciando contesti iconografici, monumentali e letterari più ampi. Già i poemi omerici, ad esempio, contengono preziosi riferimenti che suggeriscono l’esistenza di una consolidata conoscenza della navigazione astronomica nel Mediterraneo in epoca pre-omerica, aprendo così la strada a nuove indagini archeoastronomiche sui periodi arcaico e classico dell’antica Grecia. Inserendosi in questo filone di ricerca, il presente contributo indaga il delicato e complesso rapporto tra la conoscenza astronomica e la sfera rituale, adottando un approccio metodologico basato sul confronto diretto tra i comportamenti sociali e le pratiche religiose attestate in due siti di straordinaria rilevanza nel Peloponneso: il santuario di Artemis Orthia a Sparta e il santuario di Despoina a Lycosoura, nell’antica regione dell’Arcadia. L’analisi comparata di questi due contesti sacri dimostra come l’approccio archeoastronomico possa fornire una chiave di lettura fondamentale per chiarire, confermare e arricchire numerosi aspetti delle pratiche cultuali, altrimenti noti solamente attraverso le frammentarie fonti letterarie ed epigrafiche giunte fino a noi. Il fulcro del caso studio si concentra in particolare sulle dinamiche spaziali e temporali del santuario di Despoina a Lycosoura. L’indagine del sito rivela evidenze che indicano una progettazione legata ai cicli celesti. Nello specifico, appare emergere una marcata e inequivocabile connessione architettonica e visuale con gli equinozi. Questo dato fisico e archeoastronomico, una volta integrato con considerazioni di carattere contestuale e storico-religioso, assume un significato cruciale per la ricostruzione del calendario liturgico del culto locale. L’allineamento equinoziale suggerisce infatti in modo convincente che le teletai sacre – ovvero le cerimonie di natura iniziatica e misterica celebrate in onore della dea Despoina e di sua madre Demetra – avessero una precisa collocazione temporale, coincidente con l’inizio della primavera. In conclusione, lo studio evidenzia come l’interazione tra l’architettura dei santuari, la luce solare e i cicli solari e stellari non fosse affatto casuale, ma costituisse un elemento performativo e fondante del rito stesso, essenziale per scandire il tempo sacro e guidare l’esperienza iniziatica dei devoti.
      Autore/Autori Salvo L. Guglielmino

      Speaker: Salvatore Luigi Guglielmino (Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF))
    • 4
      Metodo Schaefer e paradosso di Borel nello studio della Stele di Madau

      Bradley E. Schaefer scrisse nel 2006 un articolo che resta un pilastro della critica metodologica nell'archeoastronomia moderna. Analizza con estremo rigore i tre dei siti più celebri del Nord America, spesso citati come prove inconfutabili di allineamenti astronomici, mettendone in discussione la validità statistica e archeologica. E mostrando, come un allineamento non significa nulla se non è supportato dalle tradizioni orali o religiose della cultura analizzata. Così invita a passare da un approccio puramente geometrico a uno scientifico, storico e antropologico, ridimensionando molti dei "miti" della nostra disciplina. L'ipotesi che le incisioni sulla Stele di Madau (Mamoiada, Sardegna) rappresentino l'ammasso stellare delle Pleiadi è un cruciale punto di incontro tra archeologia e astronomia dove si possono applicare i suggerimenti di Schaefer. Dopo un'approfondimento etnografico sull'ammasso delle Pleiadi si sono studiate le capacità psico-fisiche e artistiche che consentirebbero all'uomo primitivo di realizzare l'incisione. L'obiettivo di quest’analisi preliminare è anche quella di limitare le possibili funzioni rituali delle coppelle a pochi casi quali: rappresentazione artistica (mappa), offerte a divinità (con acqua, semi o frutti), prodotto secondario di estrazione di materiale taumaturgico e limitare i possibili campi di probabilità e rendere possibile l’applicazione del metodo statistico. Dopo di che, la Stele, è stata sottoposta a un'indagine quantitativa per validare la corrispondenza della reappresentazione con l'asterismo di stelle. Il metodo si basa sulla misurazione precisa delle coordinate delle incisioni e sulla loro comparazione con le posizioni angolari delle stelle dell'ammasso. La loro rappresentazione sulla stele non è una schematizzazione astratta, bensì riflette la configurazione delle stelle, dimostrando una fedeltà straordinaria alla visione che un osservatore avrebbe avuto a occhio nudo. Se la distanza media tra i punti corrispondenti è significativamente bassa, la probabilità di ottenere un tale allineamento in modo casuale è estremamente ridotta (prossima a zero), si ottiene così un forte sostegno matematico all'ipotesi di una rappresentazione intenzionale. Il risultato statistico viene discusso alla luce del paradosso delle scimmie (o teorema della scimmia instancabile), formulato da Émile Borel nel 1913 e come il metodo proposto da Schaefer interagisca con l'inevitabilità dell'improbabile. L'accuratezza dell'opera realizzata sulla stele di Madau, rimarca non solo un'avanzata osservazione astronomica, ma anche la capacità delle prime comunità sarde di riprodurre, su pietra, una porzione di cielo con precisione. Lo studio rafforza la consapevolezza delle loro competenze cosmologiche e del profondo e pratico rapporto con il cielo.

      Speaker: Alberto Cora (Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF))
    • 5
      Analisi archeoastronomica del Dolmen di Postua

      Il presente contributo illustra i risultati dell'indagine multidisciplinare e dell'analisi archeoastronomica condotta sul cosiddetto "Dolmen di Postua", una struttura megalitica situata in località L’Uret d’la Colla nella Valle Strona di Postua (Vercelli). Il termine dolmen assegnato dalla cultura popolare identifica in realtà una struttura trilitica, che, come emergerà dall’analisi, non presenta le caratteristiche di un dolmen, inteso tradizionalmente come struttura residua di un tumulo realizzato per scopi funerari. Nonostante la scarsità di campagne di scavo scientifiche sistematiche sul periodo precristiano nella valle, il territorio presenta diversi indizi di frequentazione protostorica, come la persistenza di toponimi legati a ripari naturali ("balme") e la diffusa presenza di incisioni rupestri a coppella. Tra queste emergenze, spiccano il masso dell’Età del Ferro inglobato nelle fondamenta della Chiesa di San Sebastiano e i complessi rupestri distribuiti lungo i sentieri montani, i quali suggeriscono l'esistenza di un antico e stratificato paesaggio sacro, nonché di importanti direttrici di transito e di sfruttamento minerario tra la Valsesia e la Valsessera. L'obiettivo principale dello studio consiste nel determinare l’intenzionalità e la funzione del Dolmen come marcatore astronomico attraverso rilievi geometrici e topografici sul campo. L’analisi strutturale e geologica evidenzia come i costruttori abbiano sapientemente sfruttato una giacitura rocciosa primaria favorevole: i sostegni verticali e la relativa fessura centrale derivano infatti da una fratturazione naturale della roccia, mentre l'intervento antropico intenzionale è evidente nel posizionamento della grande lastra di copertura superiore. L'elemento chiave dell'indagine risiede nella presenza, sul lato nord della struttura, di un piccolo menhir la cui collocazione appare difficilmente attribuibile a un processo esclusivamente naturale. Le verifiche e le misurazioni dirette effettuate durante l’ultimo solstizio d’inverno (21 dicembre 2025) hanno confermato la precisione del fenomeno luminoso: i raggi solari filtrano attraverso la fessura verticale – caratterizzata da un passaggio con azimuth a 184,6° e altezza a 20,6° – andando a proiettare sul menhir una definita "lama di luce" triangolare. Il leggero scostamento rispetto al sud geografico (180° azimuth) indica come l’intervento umano abbia sfruttato l'allineamento geometrico già parzialmente predisposto dalla natura, utilizzando il masso sommitale per parzializzare il fascio luminoso e identificare con esattezza il culmine del solstizio. Allo stato attuale delle indagini, l’assenza di tracce di lavorazione con strumenti metallici e l'orientamento astronomico suggeriscono l'ipotesi di una tradizione megalitica preistorica, antecedente alla successiva e più nota cultura celtica della zona, o una sua successiva emulazione. Lo studio evidenzia la necessità di avviare ulteriori indagini archeologiche sia su questa struttura sia nell'area circostante, per ricostruire appieno il contesto culturale di questo comprensorio.

      Speaker: Bono Gian Franco
    • 6
      Mutere e castellieri nell’agro opitergino

      Nella pianura che si estende lungo il corso medio del fiume Livenza s’incontrano talvolta dei castellieri o mutére, come vengono chiamate nel dialetto trevigiano. Sono state indagate negli anni Novanta del secolo scorso dal professor Giuliano Romano, precursore dell'Archeoastronomia. Nel territorio di Mansué sono presenti due strutture: la Mutéra del Rasego e il Castelìr di Pra' dei Gai, ad un km di distanza l'una dall'altra. La recente misurazione svolta dal Gruppo Astrofili di Ponte di Piave ha confermato l'ipotesi dell'allineamento al Solstizio d'Inverno di entrambe le strutture. Misurazioni in tal senso non erano mai state svolte. Ciò fa ragionevolmente supporre come la Mutéra del Rasego venisse utilizzata dai Veneti Antichi (fine dell’Età del Bronzo, Età del Ferro IV-III sec. a.C.) per l’osservazione dei Solstizi, con l’astro nascente sorgere dietro al Castelìr di Pra’ dei Gai. E' plausibile come sia statisticamente inusuale che entrambe le strutture risultino allineate per puro caso al Solstizio d'Inverno. A Oderzo è presente la Mutéra di Colfrancui; un terrapieno è orientato su un lato al Solstizio invernale, su un altro al Solstizio estivo, infine un terrapieno punta verso la Luna quando essa si trova nel suo punto di stazione che raggiunge ogni 18.6 anni. Il caso di studio illustra gli allineamenti di queste strutture, sempre più rare e messe sempre più a rischio a causa dell'agricoltura estensiva e di un crescente disinteresse collettivo nei confronti di tali siti.

    • 11:05
      Coffee break
    • 13:00
      Lunch break
    • 16:00
      Coffee break
    • 17:40
      Conclusions of the day’s proceedings
  • Friday 30 October
    • 08:30
      Start of the second day of the conference
    • 10:40
      Coffee break
    • 7
      Summary of the day’s proceedings