Fenomeni luminosi solstiziali a Ponte d’Ercole: rilievo 3D, simulazione diacronica e interpretazione archeoastronomica

30 Oct 2026, 12:50
20m
Dipartimento di Architettura (Università ROMA TRE)

Dipartimento di Architettura

Università ROMA TRE

largo Giovanni Battista Marzi, 10 - piazza dei Cavalieri 7, Roma

Description

Il sito di Ponte d’Ercole, nell’Appennino settentrionale italiano, è un arco naturale in arenaria inserito in un paesaggio caratterizzato da una lunga frequentazione antropica. Dal punto di vista archeologico, l’area è stata interpretata come un possibile contesto cultuale rupestre, sulla base di evidenze che documentano una continuità d’uso dalla preistoria all’età romana. I reperti, prevalentemente non stratigrafici, comprendono frammenti ceramici e oggetti metallici riconducibili a depositi votivi. L’analisi della loro distribuzione topografica suggerisce una possibile connessione con pratiche rituali legate alle risorse idriche e alle specificità morfologiche del sito, all’interno di un paesaggio naturale percepito come significativo dalle comunità che lo hanno frequentato. Nonostante la rilevanza archeologica del contesto, il ruolo della formazione rocciosa — e in particolare delle sue aperture naturali — nella generazione di fenomeni luminosi non è stato ancora indagato in modo sistematico all’interno di un quadro archeoastronomico. A partire dalle ipotesi interpretative che attribuiscono al sito una funzione rituale, questo studio si propone di valutare se la geometria del monolite possa essere stata selezionata o modificata in relazione alla sua interazione con specifici eventi solari. In questa prospettiva, le evidenze archeologiche sono considerate non solo come dati materiali, ma come parte di un più ampio sistema culturale, nel quale dimensioni simboliche e osservative risultano strettamente interconnesse. Nell’ambito dell’astronomia culturale, le pietre perforate sono generalmente interpretate come dispositivi di allineamento visivo. Il caso di Ponte d’Ercole appartiene invece a una categoria meno esplorata, nella quale il fenomeno rilevante non consiste nella collimazione diretta del corpo celeste, ma nella proiezione della luce sulle superfici interne di una struttura naturale. La metodologia integra rilievo laser scanner ad alta risoluzione e simulazione digitale diacronica, utilizzando il modello tridimensionale come strumento analitico per indagare l’interazione tra luce solare e morfologia rocciosa lungo l’intero ciclo annuale. Le simulazioni sono state calibrate mediante confronto sistematico con la documentazione fotografica acquisita in situ, al fine di verificare la coerenza tra i dati simulati e le effettive condizioni di osservazione. L’analisi individua nell’alba del solstizio d’inverno il momento di massima coerenza del sistema: in tali condizioni, attraverso l’apertura sud-orientale, viene proiettata sulla superficie interna del monolite una macchia luminosa con geometria prossima alla circolarità. Il fenomeno è fortemente condizionato non dall’orizzonte astronomico teorico, ma dalla topografia locale, che produce uno scarto temporale e spaziale significativo rispetto ai parametri solari attesi, evidenziando il ruolo determinante del contesto paesaggistico immediato. Una seconda interazione, meno definita, è associata all’apertura nord-occidentale al tramonto del solstizio d’estate, suggerendo una possibile asimmetria funzionale tra le due aperture. Nel complesso, il sito non può essere interpretato come un “osservatorio” in senso moderno, ma piuttosto come un dispositivo mediato dalla luce, inserito in un paesaggio rituale, nel quale l’interazione tra luce solare e morfologia naturale contribuisce a strutturare pratiche simboliche e, plausibilmente, forme di organizzazione temporale. Lo studio dimostra come l’integrazione tra rilievo metrico e simulazione controllata possa trasformare osservazioni episodiche in dati verificabili sul piano analitico, proponendo un approccio metodologico applicabile allo studio di contesti naturali complessi nell’ambito dell’astronomia culturale.

Authors

Francesco Rossi Prof. Manuela Incerti (università degli Studi di Ferrara)

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