Nuove ricerche e dati sui monoliti di Luserna

30 Oct 2026, 14:50
5m
Dipartimento di Architettura (Università ROMA TRE)

Dipartimento di Architettura

Università ROMA TRE

largo Giovanni Battista Marzi, 10 - piazza dei Cavalieri 7, Roma

Description

Negli altopiani di Lavarone, Luserna (TN) e Asiago (VI), un consistente patrimonio etnologico rappresentato da leggende, convinzioni, toponomastica, si riferisce a megaliti di particolare significato simbolico, ‘pietre-altare’ e ‘menhir’. È il caso dei monoliti di Luserna, già osservati da Giuliano Romano e altri archeologi, noti alla Sovrintendenza di Trento, tuttavia mai oggetto di indagine scientifica, finora. Essendo già stati esposti al Convegno S.I.A. del 2022 i primi risultati dello studio archeoastronomico condotto con l’aiuto prezioso del prof. A. Gaspani, saranno sintetizzati qui solo i dati emersi da più recenti ricerche. Confermati i due allineamenti diretti verso il punto di sorgere del Sole al solstizio invernale, all’orizzonte locale, e verso il punto di tramonto al solstizio estivo, si sono cercate le stelle (di magnitudine ≤ 3) verso cui le altre linee di monoliti potevano riferirsi, accettando un ‘pointing error’ ≤1. Applicando tecniche matematiche adeguate (ad esempio il polinomio di Newton di ordine 1), si sono determinate l'epoca ottimale per ciascuna linea di pietre e, infine, la datazione media del sito intero: IV millennio a.C. Si è calcolata, quindi, l’incertezza sulla datazione. I target stellari individuati per quel periodo sono astri come Vega, Betelgeuse, Spica. I test probabilistici e statistici dimostrano che gli allineamenti identificati hanno una probabilità di casualità compresa tra 0.0011 e 0.0033, superando o approssimando bene il criterio 3σ di Schaefer che vuole una probabilità di casualità inferiore allo 0.24%. In particolare, la datazione complessiva calcolata risulta coerente con i dati archeologici che collocano l’intensificarsi della frequentazione stagionale del territorio proprio nel IV millennio. All’epoca, il disboscamento effettuato per guadagnare aree al pascolo rese sgombro l’orizzonte e osservabili i fenomeni celesti essenziali per la scansione di stagioni astronomiche e, conseguentemente, pastorali e venatorie. Poiché nelle foto del drone e immagini satellitari risultavano evidenti solchi circolari e linee sul terreno presso i monoliti, per cercare di interpretarli sono state utilizzate tecniche di ‘remote sensing’, riprese nell’ultravioletto, nel vicino infrarosso e con termocamera. Sono state ripetute in diverse stagioni, sia di giorno che di notte, per ridurre il ‘rumore’ generato da vegetazione, luce solare, umidità dell’aria e del terreno. È stato, inoltre, elaborato un modello 3D del sito applicando tecniche fotogrammetriche. Attraverso contatore Geiger e rilevatore di campi elettromagnetici, si sono raccolti dati di radioattività naturale ed elettromagnetismo. Numerose anomalie riscontrate attendono ora di essere vagliate e interpretate. Infine, a 1 km dai monoliti è un masso grossomodo quadrangolare di 3 m di lato, con una profonda scanalatura naturale, sostenuto da blocchi calcarei disposti su due file parallele. La tradizione lo definisce ‘pietra altare’ e lo vorrebbe associato a culti lunari. Effettivamente, calcoli e osservazione diretta hanno dimostrato significativi allineamenti con i punti di arresto estremi lunari. Interessante anche l’evidenza di allineamenti simbolici solstiziali. Archeologi e geologi hanno condotto indagini di superficie, notando, tra l’altro, probabili graffiti sulle pietre. Sarebbe auspicabile, dunque, una più approfondita ricerca archeologica: solo essa potrebbe fornire elementi utili per la definitiva interpretazione e datazione del sito.

Author

Cecilia Contarin (SIAAC; A.A.E.- Associazione Astronomica Euganea)

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