Description
Nell’opera "Vita di Cristo" (1374), Ludolfo di Sassonia (1295-1377), monaco cristiano e teologo tedesco detto il Certosino, scriveva: «Magi, ovvero grandi nella sapienza, esperti nella scienza degli astri: coloro che infatti gli Ebrei chiamano scribi, i Greci filosofi, i Latini sapienti, i Persiani li chiamano magi. Perciò erano magi, non malefici, e conoscitori della nostra fede originaria». Numerose citazioni analoghe ho personalmente raccolto negli anni. L’archeologo italiano cav. Giovanni Battista De Rossi (1822-1894), presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, scopritore nel 1850 (assieme ad Alexandre Panon de Richemont) delle catacombe di San Callisto, tra i fondatori nel 1854 e poi direttore del Museo Pio cristiano vaticano e, nello stesso anno, insieme a Wilhelm Henzen (illustre epigrafista tedesco) e Theodor Mommsen (storico tedesco Nobel per la Letteratura, ritenuto il più grande classicista del XIX secolo), scrive il famoso "Corpus Inscriptionum Latinarum", un’opera in più volumi che raccoglie antiche iscrizioni in latino. Sul “Bullettino di archeologia cristiana” (n. 4, anno IV, luglio-agosto 1866, pp. 63-64), De Rossi pubblica un articolo dal titolo "Frammento di sarcofago cristiano scoperto a Saint-Gilles presso Nimes". Riguardo tale frammento, risalente al IV secolo, si esprime in questi termini: «una cristiana scultura (…) testé scoperta presso il sepolcro di s. Egidio», con «una singolarità degnissima di nota e di attenzione: il secondo dei giovanetti addita colla destra elevata una stella (...) come nella scena dei magi dalla stella guidati a Betlemme. Ed infatti dal lato opposto del sarcofago (...) viene l'adorazione dei magi (...). Egli è adunque chiaro, che l'artista nei tre giovanetti ebrei vestiti alla foggia persiana ha voluto compenetrare altresì la rappresentanza dei magi (...). Questa compenetrazione di due scene sì disparate non è un capriccio od un pensiero singolare dello scultore gallo-romano; è un misterioso concetto del simbolismo artistico dei primi secoli, le cui tracce al lume del marmo di S. Gilles ora potremo riconoscere in monumenti varii di paesi diversi». Dalle ricerche personalmente condotte, al momento ho individuato la medesima iconografia su altri tre sarcofagi, sempre del IV secolo e in altrettanti siti religiosi cristiani, presenti in Italia: presso la Basilica di sant’Ambrogio a Milano; presso il Museo Diocesano di Osimo (Ancona) e presso la Cattedrale di Tolentino (Macerata).