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Sebbene nella civiltà greco-romana siano ampiamente documentati i fenomeni celesti, la connessione profonda tra l’osservazione del cielo e le pratiche culturali, architettoniche e religiose rimane ad oggi un campo di indagine non del tutto esplorato negli studi classici. Spesso, infatti, la ricerca si è concentrata esclusivamente su testi esplicitamente astronomici, tralasciando contesti iconografici, monumentali e letterari più ampi. Già i poemi omerici, ad esempio, contengono preziosi riferimenti che suggeriscono l’esistenza di una consolidata conoscenza della navigazione astronomica nel Mediterraneo in epoca pre-omerica, aprendo così la strada a nuove indagini archeoastronomiche sui periodi arcaico e classico dell’antica Grecia. Inserendosi in questo filone di ricerca, il presente contributo indaga il delicato e complesso rapporto tra la conoscenza astronomica e la sfera rituale, adottando un approccio metodologico basato sul confronto diretto tra i comportamenti sociali e le pratiche religiose attestate in due siti di straordinaria rilevanza nel Peloponneso: il santuario di Artemis Orthia a Sparta e il santuario di Despoina a Lycosoura, nell’antica regione dell’Arcadia. L’analisi comparata di questi due contesti sacri dimostra come l’approccio archeoastronomico possa fornire una chiave di lettura fondamentale per chiarire, confermare e arricchire numerosi aspetti delle pratiche cultuali, altrimenti noti solamente attraverso le frammentarie fonti letterarie ed epigrafiche giunte fino a noi. Il fulcro del caso studio si concentra in particolare sulle dinamiche spaziali e temporali del santuario di Despoina a Lycosoura. L’indagine del sito rivela evidenze che indicano una progettazione legata ai cicli celesti. Nello specifico, appare emergere una marcata e inequivocabile connessione architettonica e visuale con gli equinozi. Questo dato fisico e archeoastronomico, una volta integrato con considerazioni di carattere contestuale e storico-religioso, assume un significato cruciale per la ricostruzione del calendario liturgico del culto locale. L’allineamento equinoziale suggerisce infatti in modo convincente che le teletai sacre – ovvero le cerimonie di natura iniziatica e misterica celebrate in onore della dea Despoina e di sua madre Demetra – avessero una precisa collocazione temporale, coincidente con l’inizio della primavera. In conclusione, lo studio evidenzia come l’interazione tra l’architettura dei santuari, la luce solare e i cicli solari e stellari non fosse affatto casuale, ma costituisse un elemento performativo e fondante del rito stesso, essenziale per scandire il tempo sacro e guidare l’esperienza iniziatica dei devoti.
Autore/Autori Salvo L. Guglielmino