Relatore
Descrizione
La conoscenza del record dei crateri di Mercurio si è evoluta significativamente nell’ultimo decennio grazie alla missione NASA MESSENGER, che ha permesso l’implementazione di cataloghi globali aggiornati e l’identificazione di una grande quantità di strutture da impatto precedentemente sconosciute. Un recente riesame dei dati di MESSENGER ha portato all’identificazione di decine di grandi bacini da impatto (D > 150 km) precedentemente non segnalati. Questi grandi bacini non sono ancora stati studiati in dettaglio, nonostante la loro notevole importanza geologica e geofisica.
Qui presentiamo indagini geologiche, topografiche, strutturali, composizionali e geofisiche di un bacino con diametro superiore ai 1500 chilometri, le cui strutture più esterne si estendono ben oltre i 2000 km dal centro, suggerendo un diametro equivalente, se non maggiore, al bacino Caloris, noto come il più grande bacino di Mercurio.
I nostri risultati evidenziano un fondo anulare terrazzato del bacino, suggerendo che questo possa essersi formato come una struttura di tipo peak ring o multiring. Il fondo della struttura mostra un’anomalia gravitazionale e uno spessore crostale ridotto rispetto alle aree circostanti. Diverse evidenze suggeriscono che l’impatto abbia innescato attività vulcanica analoga a quella dei maria lunari.
I nostri risultati mostrano che la tettonica associata a questo bacino, potrebbe aver avuto un significato regionale e globale, finora trascurato. Infatti, queste strutture legate agli impatti sono state finora incluse nelle attuali stime della contrazione di Mercurio, probabilmente portando a delle sovrastime. Proponiamo questa regione come target ad alta priorita' per la missione ESA BepiColombo in arrivo in orbita a fine anno.
| Sessione | Sistema Solare e astrobiologia |
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